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Sarà Luce o eclissi?

La Ferrari Luce sarà una lezione di branding, o un esempio di sbagli da evitare?
4 giugno 2026 di
RedSwiss+ sagl, Barbara Marcucci

La Ferrari Luce ha scatenato il web 


Il debutto della Ferrari Luce, la prima supercar 100% elettrica di Maranello, ha scatenato un terremoto politico e culturale che va ben oltre i confini dell’automotive. Il web non ha fatto attendere la sua risposta con una serie di meme esilaranti, mentre i professionisti della comunicazione, non hanno perso l'occasione di dire la loro. E noi facciamo altrettanto, perché questa notizia è troppo succosa per non farne uno spunto di riflessione sul branding.

La Ferrari Luce: un manuale di errori di branding?


Un pesante crollo del titolo in borsa all'indomani del lancio, i puristi in rivolta globale, e un ex presidente come Luca Cordero di Montezemolo che sbotta: “Rischiamo la distruzione di un mito, togliete il Cavallino da quella macchina”.
Se per i puristi e i mercati finanziari si tratta di un passo falso, per gli esperti di posizionamento potrebbe trattarsi dell'inizio di una riscrittura totale delle regole del lusso.

A una prima occhiata, si potrebbe liquidare tutto come la classica resistenza dei nostalgici del motore a benzina. Ma la verità è molto più profonda. La Luce non fa discutere per la sua spina o per i suoi 1.035 cavalli. Fa discutere perché rappresenta un monumentale cortocircuito di branding. Noi di Redswiss, che di posizionamento e identità di marca viviamo ogni giorno, abbiamo analizzato il caso a freddo. E quello che emerge è un manuale di errori strategici da cui ogni imprenditore — dal lusso alla tecnologia — dovrebbe trarre insegnamento.


Il "Paradosso di Luigi": Cos'è davvero la Brand Awareness

luigi tifa solo ferrari

Per capire l'entità del problema, dobbiamo fare un salto indietro nel tempo, precisamente nel 2006, dentro un capolavoro del cinema d'animazione firmato Pixar (all'epoca guidata da Steve Jobs): Cars - Motori Ruggenti.

C'è una scena memorabile in cui il protagonista, Saetta McQueen, entra nella carrozzeria di Luigi, una Fiat 500 gialla ossessionata dal mito di Maranello. Luigi vede che Saetta è un'auto da corsa e, con gli occhi che brillano, gli chiede: “Tu conosci molte Ferrari?”. Quando Saetta risponde di no, spiegando di correre nel circuito americano della Piston Cup, l'entusiasmo di Luigi si spegne all'istante e lo liquida con un algido:

“Ah... Luigi segue solo le Ferrari.” (Nella versione originale: "Luigi follow only the Ferraris").

Ecco, questa battuta racchiude il concetto più puro di Brand Awareness ed esclusività emozionale. Per il cliente e per il tifoso, Ferrari non è un mezzo di trasporto, né una categoria merceologica. È una fede sensoriale fatta di linee muscolose, artigianalità italiana e l'urlo inimitabile del motore termico. Se togli questi elementi, per i "Luigi" di tutto il mondo l'incantesimo si rompe.

luigi tifa solo ferrari by pixar motori ruggenti

I 3 pilastri abbattuti dalla Ferrari Luce


Nell'alta gamma, il consumatore non compra semplicemente un oggetto; compra un "diritto di prelazione sul sogno". La Luce scardina questo meccanismo in tre punti esatti:

Il Pilastro Economico: L'Asset Class vs Il Bene Deperibile

  • La teoria: Le Ferrari tradizionali sono considerate "Alternative Investments" (al pari dei quadri di Monet o degli orologi di estrema rarità). Il sistema delle liste d'attesa e delle tirature limitate garantisce che l'auto mantenga — o aumenti — il proprio valore nel tempo.

  • Il problema della Luce: È un'auto elettrica ad altissima tecnologia. Nel mondo tech, l'obsolescenza è programmata. Chi spende €550.000 sa che tra 5 anni la tecnologia delle batterie e dei software sarà superata. La Luce non è un investimento protetto, è un asset che rischia di svalutarsi come un qualsiasi smartphone di lusso. Crolla il sogno del valore eterno.

Il Pilastro Sociale: L'Invidia di Posizione vs L'Omologazione Visiva

  • La teoria: Il lusso estremo vive di linee divisive, aggressive, che urlano potere e irraggiungibilità. Deve generare quella che nel marketing si chiama Invidia Benigna (il desiderio collettivo di essere l'unico a possederla).

  • Il problema della Luce: Scegliendo forme morbide, rotonde e fluide, Ferrari ha cercato un'eleganza rassicurante. Ma l'eleganza rassicurante non genera invidia sociale, genera approvazione. Una Ferrari non deve essere "approvata", deve togliere il fiato. Se si confonde nel traffico con una Porsche o un'altra ammiraglia elettrica premium, perde la sua funzione visiva di status symbol.

Il Pilastro Esperienziale: Il Piacere Viscerale vs L'Utilità Quotidiana

  • La teoria: Il piacere di una Ferrari è un mix di adrenalina, sound, e la sensazione di domare un oggetto non comune, quasi "scomodo" ed esclusivo.

  • Il problema della Luce: Diventando una Daily Driver da 5 posti, comoda, alta e silenziosa, la Luce sposta l'esperienza sul piano del comfort. Ma sul piano del comfort e dell'uso quotidiano, l'utente attiva un cervello diverso: non quello emotivo, ma quello razionale.

ferrari luce vs nissan leaf


La tesi Centrale: "La trappola della razionalità"

Il più grande errore di Ferrari con la Luce, potrebbe essere quello di costringere il ricco a fare un calcolo matematico. Quando un brand di ultra-lusso esce dal suo territorio mitico per entrare nel segmento della "fruibilità quotidiana", smette di competere sul piano del desiderio irrazionale e inizia a competere sul piano del Valore d'Uso. A quel punto, la mente del milionario fa un calcolo involontario ma spietato:

"Perché spendere 550.000€ per fare le stesse cose (andare in ufficio, viaggiare in comfort) che posso fare con una Porsche Taycan o una Panamera da 150.000€, che esteticamente le somigliano pure?"

Se compri una SF90, non esiste un'alternativa logica più economica. Se compri una Luce, l'alternativa logica esiste ed è persino più credibile (perché la concorrenza fa quel mestiere da cinquant'anni). Ferrari, per la prima volta, si è esposta al confronto logico. E nel lusso, quando entra in gioco la logica, il brand ha già perso.

La trappola della Silicon Valley: confondere il "famoso" con il "visionario"

jon ive e stive jobs con apple prodotti

Perché la Ferrari Luce assomiglia così tanto a un device di Cupertino evoluto? La risposta sta nella scelta del presidente John Elkann di affidare il design a LoveFrom, il collettivo guidato da Jony Ive, il leggendario ex capo del design di Apple.

La vulgata mediatica dipinge questa mossa come un "atto visionario alla Steve Jobs". Ma la storia del branding ci dice l'esatto contrario:

  • La vera visione di Steve Jobs: Quando Jobs scelse Jony Ive alla fine degli anni '90, Ive era un designer brillante ma sconosciuto. Jobs ebbe la visione di scoprirlo, plasmarlo e integrarlo in una missione aziendale unica.

  • La scelta di John Elkann: Comprare le prestazioni del designer più famoso e celebrato del mondo nel 2026 non è un atto di visione. È una classica mossa aziendale difensiva. Spaventato dalla brutale avanzata dei competitor cinesi nel settore elettrico premium, Elkann ha cercato una scorciatoia mediatica. Ha appaltato l’identità di un mito italiano all'estetica preconfezionata del minimalismo algido californiano, sperando che il suo "hype" bastasse a coprire l'ansia da prestazione.


Dallo Chassis allo Screen: Il plagio della narrazione digitale

ferrari luce website official

Basta navigare sul sito ufficiale Ferrari per avere la conferma definitiva di questa capitolazione culturale. Entrate nella sezione dedicata alla Luce: vi accorgerete all'istante che l'esperienza utente rompe completamente con la tradizione comunicativa di Maranello. Ma non lo fa per inventare un nuovo linguaggio. Lo fa clonando, riga per riga, layout per layout, lo storytelling visivo di Apple.

La disposizione dei blocchi di testo, la tipografia monolitica, lo scorrimento millimetrico che rivela dettagli ingegneristici con animazioni minimaliste e asettiche: è una fotocopia speculare del lancio di un nuovo iPhone. Questo non è un audace punto di rotta; è un plagio comunicativo voluto e rischioso. Dimostra che la sudditanza psicologica verso la Silicon Valley non si è fermata alla matita di Ive, ma ha infettato l'intera strategia di comunicazione. È la certificazione storica di un fatto che nel business molti sanno ma pochi osano dire: la leadership della famiglia Agnelli/Elkann è sempre stata mossa da eccellenti logiche di gestione finanziaria e patrimoniale, ma è storicamente priva di quella scintilla autenticamente visionaria che crea nuovi mondi. 

I visionari inventano alfabeti inediti; i manager copiano quelli che funzionano altrove, sperando che nessuno se ne accorga.

Provare per creadere! 

Fate un giro sul sito della Ferrari 
https://www.ferrari.com/
e confrontate la presentazione dei prodotti ... notate l'eccessiva somiglianza, per non dire "fotocopia" con una qualsiasi presentazione di un prodotto apple? https://www.apple.com/it/macbook-pro/

L'Elefante nella Stanza: Il Software e la Crisi del Brand Trust

tesla software

C'è un'altra questione cruciale che in queste settimane è stata completamente ignorata da giornalisti, specialisti e influencer, accecati dal rumore mediatico del web e dalle cartelle stampa ufficiali. Tutti si sono concentrati sulle prestazioni teoriche o sui brevetti legati al suono artificiale. Ma nessuno si è posto la vera domanda che decreta la vita o la morte di un veicolo elettrico oggi: chi ha progettato il software, qual è la software house dietro l'architettura e qual è la filosofia di sviluppo del sistema operativo?

Un vero analista tecnico partirebbe da qui. Perché nell'era dell'elettrico, il software è l'auto.

Nel lusso e nell'alta gamma, la fiducia nel marchio (Brand Trust) non si costruisce sulle promesse, ma sulla credibilità storica delle proprie competenze. Se un cliente spende mezzo milione per una Ferrari termica, si fida ciecamente perché Maranello domina la meccanica da un secolo. Ma se gli vendi un ecosistema digitale blindato, senza aver mai dimostrato una reale esperienza nello sviluppo di software di controllo complessi, quel legame di fiducia si incrina.

  • Il benchmark di Tesla e Xiaomi: Se Tesla è diventata il riferimento, non è perché ha elettrificato una carrozzeria, ma perché è nata come una software house che ha costruito un sistema operativo su ruote. Lo stesso sta facendo Xiaomi con la straordinaria SU7 Ultra: colossi nativi digitali che dominano l'integrazione, la stabilità d'interfaccia e gli aggiornamenti continui.

  • Il fallimento della vecchia guardia: Al contrario, i brand tradizionali (a partire dai giganti tedeschi come Porsche e l'intero gruppo Volkswagen) hanno vissuto crisi drammatiche e ritardi immensi proprio perché hanno fallito sul software, tentando di applicare interfacce digitali a una vecchia mentalità analogica.

Il silenzio assordante di Maranello sulle partnership tecnologiche o sul team di ingegneri che sta scrivendo l'anima della Luce non è solo un vuoto informativo: è una potenziale crepa nel Brand Trust. Per noi di RedSwiss, che ci occupiamo di posizionamento e percezione del marchio, questo è il fulcro di tutto.

Tuttavia, l'architettura tecnica di un software automobilistico è una sfida ingegneristica complessa che va oltre la strategia visiva. Come si progetta una UI/UX nativa e stabile senza far collassare il sistema? Come si integra con il mondo esterno? Come si programmano gli aggiornamenti?

Questo aspetto puramente ingegneristico, di codice e di sviluppo non lo troverete qui: sarà l'oggetto di una profonda e dettagliata analisi tecnica nel prossimo articolo sul blog di RedActive.


Il Ghostwriting del design e il rischio del "Contagio Reputazionale"

ferrari luce apple car

Questo vuoto di informazioni sul software fa emergere il malinteso sollevato dai media. Molti hanno gridato alla "Apple Car" rispolverata dal cassetto di Jony Ive. Ma chi ragiona così dimentica un dettaglio vitale: Jony Ive non ha mai creato un software. Ive vestiva un sistema operativo. Disegnava lo squisito involucro d'alluminio di un ecosistema digitale perfetto fatto di interazioni, app, servizi e cloud sviluppato da un esercito di ingegneri a Cupertino. Un iPhone senza iOS è solo un bellissimo fermacarte..

Se l'estetica della Luce evoca esplicitamente il mondo Apple (fari a scomparsa, superfici continue), il cliente applicherà per osmosi psicologica le stesse, identiche aspettative sistemiche:

  • Il Pericolo del Boomerang Software: Se compri una Ferrari tradizionale e l'infotainment ha un bug, sorridi e dici: “Tipico delle italiane, l'importante è come canta il motore”. Accetti il difetto digitale perché il valore risiede nella meccanica. Ma sulla Luce il paradigma è invertito. Se l'auto si presenta con i codici visivi di Apple, l'utente pretenderà la perfezione di Apple.

  • Il Contagio Biologico tra Brand: Se il software della Luce dovesse dimostrarsi lento o presentare bug nell'interfaccia rotante, scatterà un cortocircuito cognitivo. Il cliente non darà la colpa a Maranello, ma associerà il fallimento tecnologico al look and feel dell'oggetto. Il boomerang colpirà a ritroso la California e il mito di Ive, dimostrando che la partnership per assorbire l'effetto alone (Halo Effect) del tech è una strada a doppio senso ad altissimo rischio reputazionale.

Il cortocircuito colpirà duramente l'ecosistema di riferimento: il fallimento di un'auto da oltre mezzo milione di euro che "sembra un iPhone su ruote" andrebbe a intaccare il mito dell'infallibilità tech nel combinare hardware e software. L'estetica di Ive, da asset d'immagine, diventerebbe il veicolo di un contagio biologico tra brand. La partnership è stata pensata da Ferrari per assorbire l'effetto "alone" (Halo Effect) della figaggine tech, ma l'osmosi, nel marketing, è una strada a doppio senso e ad altissimo rischio.


Il rischio liquefazione: la lezione della Moda e il fantasma di MG

MG icona

I tentativi di sradicare i codici storici di un brand per inseguire la modernità a tutti i costi non è una novità. Il settore della moda ne è pieno: pensiamo a storiche maison che, affidandosi a stilisti "provocatori" o iper-contemporanei, hanno stravolto la propria mission pur di catturare l'hype del momento, finendo per alienare i clienti storici, fallire i risultati e svuotare il marchio di significato.

C'è però una differenza drammatica. Nella moda un amministratore delegato può licenziare il direttore creativo e resettare la collezione in sei mesi. Se hanno fortuna, riescono a recuperare un po di storico.
Nell'automotive i cicli industriali durano una decade. Se fallisci il posizionamento oggi, ne paghi le conseguenze per i prossimi dieci anni.

Il rischio più grande per la Ferrari si chiama banalizzazione, un fenomeno analogo a quanto accaduto allo storico marchio MG:

Un tempo glorioso brand di vetture sportive inglesi, MG è stato completamente svuotato del suo passato, acquisito da giganti asiatici e trasformato in un badge per auto elettriche di massa. Ha perso la sua brand awareness in un battito di ciglia.

MG by tata motor



Il precedente illustre: Il flop della Ford Mustang Mach-E


ford mustang

Se l'esempio di MG mostra la svalutazione per mano di acquirenti esterni, il caso della Ford Mustang Mach-E è l'esempio perfetto di auto-sabotaggio d'identità operato dall'interno. Il sub-brand Mustang ha sempre rappresentato la parte più vigorosa, mascolina e muscolosa dell'automobilismo americano: linee sfrontate, motori V8 ruggenti, fumo dagli pneumatici e un'attitudine fieramente ribelle.

Cosa ha fatto Ford per inseguire la transizione elettrica? Ha preso quel pony sacro e lo ha letteralmente appiccicato su un SUV crossover elettrico dalle forme morbide, ondeggianti, mansuete e del tutto insignificanti se paragonate alla dinastia originale.

ford mustang much-e

I risultati di mercato sono stati una lezione spietata per i manuali di marketing. Esaurito l'iniziale effetto novità spinto dai pionieri dell'elettrico, le vendite sono andate incontro a un pesante stallo. Ford è stata costretta a tagliare drasticamente i prezzi di listino e a frenare la produzione per svuotare i piazzali dei concessionari, intasati da stock invenduto, accumulando perdite miliardarie nella sua divisione EV. Il pubblico ha rifiutato l'inganno visivo: non puoi pretendere di vendere la razionalità di un veicolo da famiglia camuffandolo con il nome della ribellione su ruote. Il brand ne è uscito profondamente diluito. Ferrari rischia oggi lo stesso identico posizionamento errato?

  • “PONY SACRO” è un termine che va conosciuto: 
    Ci sono due motivi storici e di branding per cui la Mustang viene definita il "Pony" :
     Il Logo - L'emblema sul muso dell'auto non è il classico logo Ford, ma un cavallo selvaggio americano in pieno galoppo (il Mustang, appunto, che è una razza di cavalli di taglia medio-piccola, spesso definiti pony selvaggi).  
    La Categoria delle "Pony Car" -
    Nel 1964, il lancio della Ford Mustang fu un successo così dirompente da inventare da zero un intero segmento di mercato che i giornalisti e i pubblicitari dell'epoca battezzarono proprio "Pony Cars". Si trattava di auto americane compatte, accessibili, con un look sportivo e muscoloso (di cui poi fecero parte anche la Chevrolet Camaro e la Dodge Challenger).

pony car



Il suicidio culturale: Il caso Jaguar


jaguar 007

Ma il picco assoluto della liquefazione del brand è stato toccato da Jaguar (storico marchio di lusso britannico, oggi di proprietà dell'indiana Tata Motors). Nel tentativo radicale di reinventarsi per un futuro 100% elettrico, il management ha compiuto un vero e proprio "suicidio culturale": ha cancellato l'intero archivio storico del proprio feed Instagram, rinnegando 90 anni di storia legata all'aristocrazia del design britannico (“Grace, Space, Pace”). Hanno lanciato la campagna "Copy Nothing", inaugurata da un video promozionale senza nemmeno un'auto, dominato da modelli in abiti fluo e androgini. Il culmine è stato il concept Type 00: un'auto elettrica priva di lunotto posteriore, presentata in un vistoso rosa acceso ("Miami Pink")

jaguar concept type00

La reaction del mercato è stata un'ondata di sconcerto globale, riassunta dall'ironica domanda di Elon Musk: “Ma vendete ancora macchine?”. Jaguar ha scambiato l'esclusività del lusso con l'astrattismo della moda concettuale, alienando la propria base clienti.

Ferrari rischia oggi lo stesso identico posizionamento errato?


La provocazione di Redswiss: Il prototipo "Ferrari Volta"

Sia chiaro: noi facciamo il tifo per la Ferrari come "Luigi"

La nostra speranza è che la storia dia ragione a Maranello e che la Luce, superato il rumore negativo di questi giorni, si riveli una rivoluzione a lungo termine capace di cambiare il mercato, esattamente come fece l'iPhone nel 2007, e che lasci una nuova lezione da imparare. 

Tuttavia, le premesse strategiche odierne sono profondamente diverse.




IRONICAMENTE PARLANDO: se la dirigenza di Maranello si fosse seduta nei nostri uffici per una consulenza di branding, la nostra controproposta sarebbe stata diametralmente opposta. Avrebbe seguito la regola aurea del lusso: costruire la piramide dall'alto, creando un "Halo Product" (un prodotto aureola).

Se devi dimostrare che l'elettrico può essere selvaggio, brutale e indomabile, non presenti una comoda berlina da famiglia. Presenti un oggetto che ridefinisce le leggi della fisica. Ecco come noi di Redswiss avremmo strutturato il lancio:

Prototipo Ferrari Volta by RedSwiss

Ferrari Volta

Un’astronave a tre ruote concepita per un solo obiettivo: ridefinire le leggi della fisica. Questo prototipo scarica a terra 2000 CV grazie a 4 motori elettrici indipendenti. Se all'avantreno due motori garantiscono inserimenti millimetrici, il vero mostro è dietro: un’enorme ruota da dragster americano spinta da due motori dedicati, progettata per garantire il massimo attrito e una spinta longitudinale mai vista prima. La trazione elettrica incontra la brutalità pura. 

PS: ovviamente l'immagine del prototipo fatto con Gemini è sotto copyright 😉

 

Il Prodotto: Un'astronave da pista

Invece di una linea "pulita" ma anonima, avremmo osato un design fantascientifico e dirompente. Una hypercar a due posti secchi, concepita solo per la pista e per i gala più esclusivi del mondo.

  • Un'architettura a tre ruote: all'anteriore, due ruote con parafanghi a carena separati derivati dai prototipi di Le Mans; al posteriore, un enorme pneumatico da Dragster per scaricare a terra l'incredibile coppia istantanea dei motori elettrici.

  • Una capsula abitativa derivata dai jet militari, accesso ad ali di gabbiano e una mastodontica ventola posteriore per l'effetto suolo (capace di incollare all'asfalto il peso delle batterie).

  • Il nome? Ferrari Volta. Un triplo omaggio: al cambio di rotta ("voltare pagina"), al fatto che i dragster non curvano (vanno solo dritti, non "voltano", mentre questa "SI") e soprattutto ad Alessandro Volta, l'italiano che la pila elettrica l'ha inventata nel 1799. Riportando la paternità della tecnologia in Italia, avremmo blindato l'onore del brand.


La Spettacolarizzazione: I "Razzi dal Futuro"

Prima di vendere il silenzio dell'elettrico ai clienti stradali, avremmo educato il mercato creando una nuova forma di intrattenimento globale. Come? Inventando da zero un campionato monomarca rivoluzionario, una competizione per soli prototipi Volta battezzata: “Razzi dal Futuro”. Con dritti fatti appositamente per mettere in mostra le mostruose accelerazioni che terminano in lunghe ed ampie curve per la decelerazione e piccoli tratti di curve insidiose per esaltare le derapate. Uno sport che prende ispirazione dagli show come i "monster jam" o come il "Freestyle Motocross" .

Niente a che vedere con la noiosa Formula E. Questo campionato avrebbe mescolato l'accelerazione brutale e terrificante dei dragster a circuiti ricchi di curve secche ad altissimo brivido. Una vera e propria Corsa degli Sgusci di Star Wars (quella del giovane Anakin Skywalker) in chiave reale.

https://www.starwars.com/

star wars corsa degli sgusci

Per massimizzare il ritorno d'immagine, avremmo applicato il modello vincente dei grandi motoscafi elettrici: scuderie ufficiali acquistate e gestite da celebrità planetarie dello spettacolo e dello sport. Lo spettacolo mediatico avrebbe monopolizzato i social, i media e l'immaginario collettivo, dimostrando che l'elettrico marchiato Ferrari sa essere più adrenalinico, esclusivo e folle di qualunque cosa vista in passato.
https://www.e1series.com/

E1

La Fase 2: L'arrivo della "Luce"

Solo a quel punto, dopo aver venduto le edizioni limitate della Volta a cifre astronomiche e aver reso "il cavo di carica" il massimo oggetto del desiderio globale, avremmo introdotto la versione stradale a 5 posti (la Luce). Il mercato non l'avrebbe criticata come un'auto anonima, ma l'avrebbe accolta come l'erede legittima e civilizzata di quel mostro tecnologico che dominava lo spettacolo mondiale. I miliardari avrebbero staccato due assegni: uno per l'astronave da esibizione, uno per la berlina del weekend.



Cosa significa tutto questo per il tuo business?

Il caso Ferrari ci ricorda che le regole del branding sono immutabili, sia che tu venda supercar, sia che tu offra servizi o prodotti industriali :

  1. Non mimetizzarti per paura del futuro: Se il mercato si standardizza su una tecnologia o un'estetica, il tuo compito è trovare il modo di differenziarti, non di assomigliare ai tuoi concorrenti.

  2. L'estetica e la narrazione devono comunicare la promessa: Se il tuo brand promette potenza, status o artigianalità, il tuo marketing non può essere sobrio fino a diventare invisibile. Devi creare uno spettacolo attorno al tuo valore.

  3. Rispetta la psicologia dei tuoi clienti: Cadere nella "trappola della razionalità" costringe il cliente a confrontare i tuoi prezzi con quelli della concorrenza. Nel posizionamento di alta gamma, quando entra in gioco la logica matematica, il brand ha già perso.

In un mondo che viaggia alla velocità della luce, preservare la propria identità storica elevandola attraverso lo spettacolo e l'emozione irrazionale è il posizionamento più rivoluzionario che si possa scegliere.


PILLOLA STORICA:

apple watch oro

Apple Watch Edition da 17.000$ in oro 18 carati

Il grande fallimento di Joni Ive che in pochi si ricordano, e non é non é stato il solo!


Leggete l'articolo di wired all'uscita del gioiello di Cupertino

2015 Apple, servizi di lusso per chi compra un Watch Edition

Leggete l'articolo di wired 8 anni dopo all'uscita 

2023 L'Apple Watch in oro da oltre 11.000 euro non riceverà più assistenza

La Trappola del "Cervello Identico" (Assenza di Distinzione Funzionale)


  • Nel 2015: L'Apple Watch Edition da 17.000$ in oro 18 carati aveva esattamente lo stesso processore, lo stesso software e lo stesso schermo del modello in alluminio da 349$. Pagavi solo la cassa e il cinturino.

  • Oggi con la Luce: Sotto la carrozzeria sinuosa disegnata da Ive e il logo del Cavallino, l'auto si scontra con la standardizzazione dell'elettrico. I motori elettrici, i chip di gestione e l'infotainment fanno esattamente le stesse cose (e spesso con la stessa reattività) di vetture elettriche che costano un quarto. L'esclusività è solo "pelle profonda" (skin deep).

"Undici anni fa, il mercato ha spiegato a Jony Ive che i ricchi non vogliono spendere cifre astronomiche per un oggetto tecnologico destinato a diventare obsoleto in pochi anni, solo perché ha una cassa d'oro o un cinturino firmato. Oggi, con la Ferrari Luce, Ive e Maranello ci riprovano su quattro ruote. Ma la mente del consumatore di lusso non è cambiata: applicare lo stemma del Cavallino e forme armoniose a uno 'smartphone con le ruote' rischia di trasformare la Luce nel più costoso dejà-vu della storia del marketing."


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RIDIAMO INSIEME - Lamborghini e Porsche commentano con "ironia" per fare Brand Banter - guarda il video  

FABIO FILIPPINI (designer)


ALBERTO NASKA (pilota)

Evento Fobia: quando la paura di apparire spegne i riflettori sul brand